Bilancio partecipativo

BILANCIO PARTECIPATIVO

Nella città della raccomandazione non c’è l’URP (Ufficio Relazioni con il pubblico).

Parlare di bilancio partecipativo a Montesilvano può sembrare incredibibile.

A noi sembra più credibile di ex-amministratori che non sono stati capaci neanche di aprire l’URP o forse non lo hanno aperto perchè preferiscono cittadini-sudditi che debbano rivolgersi al “politico” per ogni problema.

Oggi ci sono metodi, strumenti, conoscenze per praticare davvero la partecipazione e costruire la democrazia organizzata, la democrazia deliberativa. Ci sono gli strumenti (il web prima di ogni altro) per la conoscenza, la circolazione delle idee, l’organizzazione orizzontale e non gerarchica. Siamo stati i noi i primi a presentare delibere in Abruzzo e anche a Montesilvano per l’anagrafe pubblica degli eletti su internet.

Compito del nuovo Comune è costruire procedure deliberative, di assunzione delle scelte che incorporino in modo strutturale l’espressione di volontà anche in modo diretto (in un impianto che rimane di democrazia delegata) da parte dei cittadini. Ci ispiriamo all’esperienza di bilancio partecipativo, che ha visto un comune della costa adriatica assai simile a Montesilvano (ma governato da una lista “Solidarietà e partecipazione” di cui fa parte Rifondazione Comunista) come Grottammare diventare punto di riferimento a livello nazionale e internazionale. La città è di tutti e tutte e le scelte non possono essere prese da pochi nell’interesse di pochi. Per questo proponiamo la massima pubblicità dei consigli comunali, la loro convocazione in orari in cui possano partecipare i cittadini,  la loro trasmissione su web e su radio e tv locali. Non è accettabile che in Consiglio ci siano rappresentanti di se stessi e dei propri familiari che non si occupano del complesso della vita cittadina ma semplicemente di favori al proprio giro. La stessa sala consiliare, con il ridottissimo spazio per il pubblico, è un’emblema della scarsa partecipazione che finora ha caratterizzato la storia del Comune.

Tutte le politiche comunali debbono indirizzarsi verso l’uguaglianza tra uomini e donne. Decisioni politiche che appaiono neutre rispetto al genere possono avere un impatto diverso sulle donne e sugli uomini anche se tale effetto non è né voluto né previsto, perché esistono diversità sostanziali nella vita delle donne e degli uomini che rafforzano le disparità già esistenti. Dal bilancio di genere fino alla parità di presenze in Giunta molti sono gli strumenti che possono essere utilizzati per andare in tale direzione.

La E-democracy va sviluppata per consentire la consultazione dei cittadini, anche via internet: es. proposte di referendum di indirizzo con raccolta firme e voto on line con certificato elettorale digitale, osservazioni urbanistiche, ecc.

Va attivato un sistema di controllo permanente svolto da cittadini e utenti dei singoli servizi su qualità, efficacia e rendimento, anche attuando la legge che prevede un ruolo specifico delle associazioni dei consumatori.

Per dare vita al progetto di cambiamento sarà necessario trovare molte risorse e soprattutto liberare quelle già esistenti oggi ma destinate a capitoli di spesa discutibili: eliminazione degli sprechi e delle consulenze inutili, lotta all’evasione e all’elusione fiscale, ricerca di contributi a fondo perduto o a rimborso agevolato, efficienza amministrativa. La spending review facciamola dal basso!

Non si può fare cassa con la svendita del territorio anche se a Montesilvano è già una rivoluzione far pagare ai costruttori visto che finora i volumi glieli hanno praticamente regalati. Pensando di salvare il bilancio con gli oneri di urbanizzazione si producono danni all’ambiente e al paesaggio e tra l’altro il territorio del Comune è quasi totalmente cementificato. Questo sviluppo edilizio selvaggio ha prodotto non solo corruzione ma anche pigrizia della politica: chi ha guidato Montesilvano negli ultimi anni ha perduto molte occasioni per recuperare risorse. Noi dobbiamo sentirci impegnati quotidianamente nella ricerca di opportunità di finanziamento: fondi europei, statali, regionali e provinciali. In comune verrà costituita unatask force sulle entrate, un gruppo di dipendenti deputato alla ricerca di finanziamenti e alla cura delle progettualità avanzate che sono necessarie per accedere ai canali disponibili.

In tempo di crisi il nostro impegno è quello di non aumentare la pressione fiscale locale e riequilibrarla con un’ottica sociale facendo pagare di più a chi più ha. La stessa IMU va modulata in modo da ridurre al minimo possibile l’impatto sulla prima casa e i redditi medio-bassi.

Un corretto funzionamento dei servizi comunali è nei fatti un sostegno alle persone e alle famiglie. In particolare si dovrà guardare a una politica delle tariffe che consideri il rapporto tra reddito e carico familiare; a un sistema di servizi capace di alleviare il peso di cura di parenti in condizioni di disabilità e non autosufficienza; alla possibilità di sostenere genitori separati con ridotte capacità economiche, la cui condizione è spesso aggravata da gravi disagi psicologici. Il Comune deve fornire sostegni diretti a chi sta perdendo il lavoro, con la riduzione delle tariffe degli asili nido, assistenza domiciliare, bollette dell’acqua e dei rifiuti, affitti di case popolari, agevolazioni per i trasporti pubblici.

Nell’immediato si istituisca un fondo sociale per l’emergenza, con sussidi e microprestiti per i più colpiti dalla crisi.

Il nostro welfare municipale era già molto al di sotto di ciò che mettono a disposizione le città delle regioni più avanzate del paese ma l’impatto dei tagli di Berlusconi e Monti rischia di cancellare quel poco che c’è. Parlare di potenziamento di servizi per bambini, anziani o disabili rischia di essere una presa in giro se non si battono quelle politiche che affrontano la crisi tagliando lo stato sociale.

Le politiche sociali vanno costruite insieme all’associazionismo, al volontariato, alle organizzazioni sindacali, agli operatori.

Vanno sostenute tutte le iniziative che funzionano, dalla mensa Don Bosco all’ufficio disabili del Comune.

I tagli governativi e la crisi impongono di concentrare le risorse sui servizi sociali e la solidarietà, non certo per alimentare gli sprechi clientelari o far fare affari agli imprenditori che “sponsorizzano” la politica.

Qui trovate il programma completo.

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